La Ricerca deve continuare, ma senza SA
di Dott. Oriano Perata - Medico Chirurgo - Socio LIMAV del: 11 ottobre 2013
(13) 11-ott-2013 SPERIMENTAZIONE ANIMALE: FARSI UN'IDEA
La Ricerca deve continuare, ma senza SA

Esistono dei sistemi alternativi alla sperimentazione animale?

Prima di parlare di metodi o sistemi alternativi, o sostitutivi, mi sia consentita una precisazione.

E' scientifico solo cio' che è dimostrato tale. Un metodo scientifico è da considerarsi tale se è riproducibile, ossia se questo, eseguito in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo e da qualsiasi sperimentatore, dà un risultato sempre identico. 

Si chiede ai metodi sostituitivi di essere validati, quindi di dimostrare che i risultati che si ottengono siano predittivi di quanto poi accadrà nella nostra specie.

Peccato che, invece, nessun modello animale sia mai stato validato ed anzi, quasi sempre, i risultati ottenuti con i metodi sostitutivi vengono paragonati a quelli ottenuti con la sperimentazione animale.

Il 92 % delle sostanze che superano la sperimentazione sugli animali, non superano la sperimentazione umana (fonte FDA, organismo di controllo statunitense sulla commercializzazione dei farmaci). Il 51% dei farmaci commercializzati negli USA presenta provoca gravi reazioni avverse  che non si erano verificate nei test sugli animali; 100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno per avere assunto farmaci che erano risultati innocui si suppone fossero innocui per gli animali.

La sperimentazione animale fallisce, quindi, nel 92 % dei casi nel passaggio alla sperimentazione umana e dell'8% rimanente, fallisce nel 51 % dopo la commercializzazione: su 100 sostanze sicure negli animali, 92 sono tossiche o inefficaci nella sperimentazione umana e altre 4 sono tossiche dopo la commercializzazione.

Quindi, su 100 sostanze sicure negli animali, almeno 96 si dimostarno tossiche e/o inefficaci per la nostra specie. Questi dati mi portano a ritenere che la sperimentazione animale comporti un danno a carico del consumatore. Alla luce di questi dati, abolirei la sperimentazione animale anche in mancanza di alternative.

Ma le alternative in realtà esistono.

Chi sperimenta sugli animali, afferma che le colture cellulari non possono sostituire gli animali perchè su di esse non si può studiare la metabolizzazione e l'eliminazione delle sostanze e dei farmaci.

Bisognerebbe sfruttare le nuove tecnologie come la faramcogenomica, la proteomica e i simulatori metabolici.

Nel campo della esercitazione chirurgica - la chirurgia sperimentale - bisognerebbe sviluppare la tecnologia dei laboratori di chirurgia virtuale. L'esercizio chirugico su un animale non ha valenza per l'apprendimento delle tecniche chirurgiche da utilizzarsi in chirurgia umana. Tra le altre specie animali e l'uomo esistono distanze galattiche per fisiologia e fisiopatologia d'organi, sono diverse le reazioni tissutali, differenti le complicanze e diversa la immunopatologia.



Questi sistemi alternativi hanno contribuito a dare dei risultati realmente soddisfacenti in ambito scientifico? Se si mi può indicare dei casi di particolare rilevanza?

Esiste l'errata opinione che un solo metodo alternativo debba sostituire un modello animale e su questa idea sbagliata si basa tutta la propaganda di chi è favorevole ai test sugli animali.

L'unico modello che può sostituire un organismo nel suo complesso sembrerebbe essere un'altro organismo nel suo complesso. Ma gli animali non sono un modello semplificato, ma uno complicato dal fatto che aggiungiamo centinaia e migliaia di variabili che differiscono da specia a specie. Con i roditorio condividiamo il 95% del DNA, ma quel 5% di differenza significa almeno 1500 geni differenti che saranno responsabili di 1500 caratteri fenotipici differenti.

Un metodo di ricerca come il simulatore metabolico porterebbe riuscirebbe ad unire risultati parziali, ottenuti con materiale umano. Cioè eviterebbe che le variabili presenti in tutte le altre specie possano viziare l’eperimento.

La somma dei risultati parziali, la loro analisi e la valutazione delle loro correlazioni possono fornire una previsione di gran lunga più affidabile dei modelli animali. Volere è potere.

E' preferibile ottenere risultati parziali ma affidabili, perché riferiti a quanto succede in un solo organo ma umano, piuttosto che raggiungere un risultato  complessivo, ma assolutamente inaffidabile, perchè rifertito ad altre specie che posseggono sistemi metabolici  differenti  rispetto alla specie umana. Il 20% degli animali uccisi serve per allestire colture cellulari che hanno il limite di fornire risultati parziali e inaffidabili.



Nel caso si dimostrasse che le alternative, anche limitatamente ad alcuni casi specifici - non risultassero soddisfacenti rispetto ai metodi di sperimetazione sugli animali, quale sarebbe la sua posizione in merito? Nella fattispecie, sarebbe accettabile ricorrere alla sperimentazione animale solo in particolari casi?

Da quanto detto finora mi pare chiaro che la sperimentazione animale risulti inaffidabile, ma rappresenta anche un metodo di ricerca dannoso per la specie umana in quanto affidandosi ad essa per obbligo di legge, si tralascia di ricorrere ai metodi alternativi e soprattutto di sviluppare questi ultimi, determinando un grave ritardo nel progresso scientifico e nel campo della ricerca biomedica.

Alla seconda parte della domanda Le rispondo no! In conseguenza di quanto dimostrato non ha alcun senso ricorrere alla sperimetazione animale in nessun caso.



Quindi la ricerca scientifica si dovrebbe fermare?

Alcuni ricercatori affermano che la storia ha validato i modelli animali, ma probabilmente si riferiscono alla storia dell'800. Io rispondo che bisognerebbe validare i modelli animali. Se ciò non è possibile, significa che si cerca di convincere qualcuno, specialmente l'opinione pubblica, che i test su animali, eseguiti prima di sperimentare sulla nostra specie, sono validi. In realtà la cavia diventa l'essere umano.

La ricerca scientifica non deve fermarsi per nessuna ragione. Solo non bisogna perdere ulteriore tempo - decenni, investimenti economici, ricercatori -  in una ricerca come la sperimentazione animale che, oltre che inutile, è dannosa per l'uomo perche rallenta lo sviluppo di metodi alternativi validati per la specie umana.



Qual è la posizione della comunità scientifica nei confronti di quei medici che si raccolgono attorno al fronte contro la sperimentazione animale?

Faccio una considerazione molto semplice. Chi si occupa di vivisezione e/o di sperimentazione animale vive di questo lavoro, da qui ne deriva il proprio guadagno.

Nessuno di quei medici che si dichiarano contrari alla sperimentazione animale trae, invece, vantaggi, guadagni.

Diciamo che tra i medici e i ricercatori come in qualunque altra professione, c'è chi,  per sua predisposizione innata, è portato all’innovazione, al dinamismo mentale e, quindi, si presenta più preparato e predisposto rispetto ad altri ad accettare il cambiamento e non solo, l'interesse ad approfondire, con metodo scientifico, le supposizionio le affermazioni di chi la pensa diversamente. Ovvio qui non stiamo parlando di  materia filosofica ma di scienza. Secondo me non fa male possedere quel dinamismo mentale tanto raro che porta alla curiosità tipica dell'uomo di scienza, che tutto vuole sapere e nulla accetta per dogma ricevuto, nemmeno dai "sacri testi", senza prima provare, sperimentare, conoscere.

 

L'antispecismo di alcune frange animaliste si scontra con una contraddizione di fondo: rinunciare alla presunta  superiorità dell'uomo, equivale a riportare lo stesso a livello degli animali, che certo non si pongono il problema di sacrificare o meno un altro animale se è in gioco la propria vita. D'altro canto è proprio la superiorità dell'uomo che rende possibile il senso di responsabilità verso gli animali. Come spiega questa posizione  che parrebbe inconciliabile?

Questo è argomento di disquisizione filosofica. Chi si dedica alla scienza non può continuare a considerare la specie umana al centro dell'Universo. L'uomo è una delle specie animali appartenenti a questa parte di universo. Non parlerei di superiorità. Piuttosto l'uomo si differenzia dalle altre specie perchè grazie al possesso di uno strumento raffinato quale è la propria mano, ha reso possibile tutto quello che ci circonda e il maggior sviluppo cerebrale, che lo distingue dagli altri animali. L'uomo si è differenziato, senza porsi su un piano di superiorità razziale dagli altri animali, grazie a questo fantastico strumento che è la mano umana.

 

Quali sono i maggiori ostacoli che incontra in ambito scientifico alla diffusione di un pensiero anti sperimentazione animale?

Certamente la mancanza di dinamismo intellettuale, desiderio di conoscenza nuova, rinnovata, di curiosità. In sostanza di mentalità scientifica. Se tutti approfondissero, leggessero, studiassero, confrontando risultati, tralasciando il proprio tornaconto economico, probabilmente la ricerca scientifica sarebbe più avanti. Anche il mondo medico è stracolmo di camici vuoti.

 

In conclusione, ha altre considerazioni da fare?

In campo chirurgico ci si affida alla esercitazione su animale per l'apprendimento di tecniche chirurgiche. Solitamente si utilizza il maiale. L'anatomia dell'animale è diversa da quella umana. Differente la consistenza dei tessuti, la reazione tissutale ai mezzi di sutura, differenti i tempi e i modi di guarigione postchirurgica. E' differente la fisiologia e la fisiopatologia d'organo. Nessun chirurgo può affidare alla esercitazione in sala settoria la pratica e lo sviluppo della propria  abilità tecnica. Chirurghi si diventa in Sala Operatoria a fianco del maestro da cui si apprende la manualità e l'esperienza. I corsi avanzati per l'acquisizione di diploma di chirugia videolaparoscopica prevedono l'esercitazione operatoria su animale che, se non muore in corso di intervento come spesso avviene, viene sacrificato al termine della prova. Questa la considero una pratica altrettanto inutile. Varrebbe molto di più l'osservazione e la pertecipazione  ad una seduta operatoria. Auspicabile lo sviluppo di laboratori di Chirurgia Virtuale.

Infine La ringrazio per la disponibilità, la cortesia da Lei dimostratami in questa occasione e per la stima  di avermi considerato degno di trattare un argomento tanto difficile e impegnativo. A me sta molto a cuore l'abolizione della vivisezione e della sperimentazione animale, per il progresso della ricerca, per il bene dell'essere umano, per il futuro. Ora che sono chiare nel mio cuore le motivazioni scientifiche del dire no alla pratica della sperimentazione animale, la vedo come una soluzione in parte per scelta politica e vedo nella iniziativa Stopvivisection.eu, la possibiltà di scegliere che ancora una volta viene offerta, per metodo democratico ai cittadini europei. Grazie.

limavDott. Oriano Perata
Medico specialista in Chirurgia Generale
socio LIMAV

 

 

Non perdete la prossima intervista con il Prof. Mino Chamla, filosofo e docente presso il Liceo della Scuola Ebraica di Milano. Da lunedì 14 ottobre sul blog!

  • Leave this field empty
Andrea Loro scrive:
venerdì, 11 ottobre 2013 alle ore 12.37

Quindi dottore i link che le posto di seguito sono opera dei metodi alternativi?

http://speakingofresearch.com/2013/04/02/liviyas-story/

http://news.cnet.com/8301-17938_105-57559675-1/brain-implants-let-paralyzed-woman-move-robot-arm/

Saluti

Andrea Loro

Andrea Loro scrive:
venerdì, 11 ottobre 2013 alle ore 12.37

http://news.cnet.com/8301-11386_3-57436475-76/paralyzed-woman-moves-robotic-arm-using-thought-alone/

http://www.medicalnewstoday.com/articles/254161.php

http://www.youtube.com/watch?v=HTzTt1VnHRM

http://www.prometeusmagazine.org/wordpress/2013/04/30/a-cosa-e-servita-la-ricerca-animale/

http://www.newscientist.com/article/dn23640-mindcontrolled-exoskeleton-lets-paralysed-people-walk.html

Gabriella scrive:
domenica, 13 ottobre 2013 alle ore 16.23

Sono un medico ospedaliero e sono iscritta alla Lega Internazionale Medici per l'Abolizione della Vivisezione ( LIMAV ). La LIMAV è un'organizzazione sanitaria fondata a Zurigo nel 1987 che si occupa di promuovere una corretta informazione scientifica sulla ricerca biomedica sulla base di nuove evidenze, che via via si stanno accumulando e criticano a livello scientifico e metodologico la Sperimentazione sugli Animali ( SA ).

In fatti il nocciolo della questione ed il problema di fondo è che il modello sperimentale animale, alla luce delle nuove conoscenze genetiche, biochimiche, farmacologiche e tossicologiche degli ultimi 20 anni, si è dimostrasto fallimentare nello studio delle malattie umane e fuorviante nei suoi risultati.

Tutto questo, come emergerà sdal mio intervento, si traduce in un’incapacità della SA di tutelare la salute umana ed in una modalità obsoleta e crudele di fare ricerca.

Voglio chiarire che la LIMAV vuole realizzare una ricerca biomedica di miglior qualità e non ostacolare il lavoro dei Ricercatori. In sintesi vogliamo farmaci più efficaci e sicuri e prodotti in modo meno crudele di quanto si faccia ora. E le possibilità esistono!

Noi vogliamo metodi di ricerca moderni e degni dei tempi in cui avviene la navigazione su Internet e la conquista spaziale non metodi sviluppati nel 1800 da Claude Bernard, tempi in cui ci si muoveva in carrozza ed il metodo di comunicazione più avanzato era il telegrafo!

Vogliamo che i nostri giovani ricercatori possano moltiplicare le loro opportunità di lavoro in campo biomedico utilizzando i moderni metodi in vitro, in silico ed i simulatori/bireattori molecolari senza provocare morte e sofferenza intollerabili in altre creature!

Attualmente in tutto il mondo si sta investendo sui metodi alternativi e sostitutivi della SA, alcuni esempi:

-   al Wake Forest Institute for Regenerative Medicine ( Carolina del Nord USA ) il Prof Anthony Atala ha ricevuto un finanziamento pubblico di 29 milioni di $ per costruire organi umani completi da stampa tridimensionale a partire da colture cellulari e tissutali di origine umana.

-   Il Wyss Institute di Harvard a Boston USA ha ricevuto quest’anno un finanziamento di 5,6 milioni di $ dall’ FDA ( Ente autorizzativi statunitense per i Farmaci ) per realizzare colture tissutali di origine umana che simulano l’attività di fegato, rene, cuore e polmoni umani nel progetto “ Organ on a chip”

-   In Gran Bretagna, in collaborazione con la nostra Scuola Normale di Pisa, l’industria farmaceutica Kirkstall ha ricevuto un finanziamento pubblico di 1 milione di Euro per un progetto bioingegneristico: il sistema QUASI-VIVo con sofisticatissime colture tissutali umane in serie ecc..

Vi segnala che in Europa, dal 1999, esiste addirittura un Organo Tecnico di livello Europeo:ECVAM ( European Centre For Validation of Alternative Methods ) che convalida i moderni metodi di ricerca biomedica.

Purtroppo , però, i tempi burocratici di validazione sono lentissimi e per ottenere una certificazione ECVAM, che ci permetterebbe di fare buona Scienza senza torturare a morte gli altri esseri viventi, occorrono mediamente 10 anni di tempo e 5 milioni di Euro per ogni richiesta di certificazione. Va da sé che tale situazione così onerosa tende a scoraggiare gli investitori interessati, cioè le varie industrie chimiche e farmaceutiche, che tornano così a riutilizzare i test negli animali pur sapendo che non sono affatto sicuri!

Altrimenti perché è obbligatoria per legge anche la sperimentazione sull’uomo? E perché sui bugiardini dei medicinali sono elencati un’enormità di effetti collaterali se i test condotti sugli animali potessero realmente individuare la pericolosità di una sostanza chimica per la nostra specie?

Nel 2004 la Ditta Farmaceutica Merck ha ritirato dal mercato un antinfiammatorio il Vioxx ( Rofecoxib) in quanto responsabile di 28000 decessi negli USA anche se aveva superato i test sugli animali!

Per delineare le dimensioni del problema e per far capire quanto siano necessari ed importanti i metodi alternativi e sostitutivi alla SA basta citare la recente (2011) dichiarazione del Dott. Collins, Direttore del National Institute of Health (U.S.A.), quindi una delle massime autorità sanitarie statunitensi, che afferma che circa la metà dei farmaci che superano i test preclinici sugli animali è tossica per le persone e che alcuni farmaci che potrebbero funzionare nelle persone vengono respinti dagli Enti autorizzativi ( FDA) perchè non riescono a funzionare negli animali in quanto ciascuna specie vivente è diversa da un'altra e reagisce alle sostanze chimiche ed ai farmaci in modo propriamente individuale.

Nel 2011 ben 197000 persone sono decedute in Europa e 106000 negli USA per eventi avversi provocati da farmaci messi in commercio e che , quindi, avevano superato la fase di sperimentazione preclinica sugli animali !

La specie umana è biologicamente diversa da tutte le altre specie viventi e ciascun altra specie vivente è diversa dall’uomo e dalle altre specie nelle sue reazioni e nelle sue funzioni biologiche, noi non siamo topi di laborario da 70 Kg e nessuna cavia è un “ ometto in miniatura “!

L’Industria farmaceutica e chimica vuole farci credere che siamo uguali nei meccanismi biologici più intimi e fondamentali e sulla base di questo assunto, sbagliato ma redditizio, tortura a morte ogni anno 115 milioni di animali nei laboratori di tutto il mondo, fatturando , solo negli USA, 100 miliardi di $ all’anno!

Questa brutalità avviene soprattutto per tutelare i guadagn dell’Industria Chimica e Farmaceutica non per tutelare la nostra salute e quella dei nostri figli! Infatti è più facile da un punto di vista burocratico e normativo vendere farmaci e prodotti chimici con la tradizionale sperimentazione sugli animali invece che utilizzare i metodi alternativi che sono più sicuri ed efficaci nel tutelare la nostra salute!

Concludo dicendo che firmando per l’iniziativa europea “ Stop Vivisection” protesteremo in modo efficace contro questa barbarie e cercheremo di costruire un mondo migliore per l’ Umanità e tutti gli altri Viventi.

Unitevi a noi in questa grande occasione di civiltà in cui i Cittadini Europei di tanti Paesi diversi per la prima volta lottano insieme per una Sanità migliore e più giusta!

Aristarco scrive:
domenica, 13 ottobre 2013 alle ore 23.31

Al Dott. Oriano Perata vorrei dire che gli studi su animali sono riproducibili. Se non lo sa, si dovrebbe informare. Al Dott. Oriano Perata vorrei dire che la richiesta principale rispetto ai metodi alternativi non è quella che siano validati! Si chiede ai sostenitori dei metodi alternativi di dimostrare di essere in grado di produrre dei dati migliori (o almeno equivalenti) in termini di validità e di predittività rispetto ai dati prodotti dalla sperimentazione animale.

Al Dott. Oriano Perata vorrei chiedere se è forse in grado di fornirmi la letteratura a sostegno di un avvenuto processo di validazione del fonendoscopio. Quando è stata inventata la TAC è stata confrontata con il "gold standard" di allora, rappresentata dalla radiografia tradizionale, che non ha mai subito un processo di validazione.

Eppure radiografie tradizionali e fonendoscopio sono strumenti di indagine ancora ampiamente in uso, pur essendo privi di un processo standard di validazione.

Si deve ammettere che certe metodiche di indagine e di studio ancora in uso hanno avuto un inizio risalente a molti anni or sono e si sono imposte come gold standard senza necessità di validazione.

Quando invece oggi entra in gioco un nuovo mezzo, si chiede la validazione, ma soprattutto si chiede di ESSERE MIGLIORE DEL VECCHIO METODO IN VIGORE!

Perché a nessuno interessa un metodo "nuovo" che è validato, ma che è inferiore rispetto al metodo "vecchio" :-(

Al Dott. Oriano Perata vorrei ricordare che molto grossolanamente delle 100.000 sostanze sintetizzate e testate in modelli molecolari e subcellulari, tramite modelli matematici computerizzati di docking recettoriale, oltre il 90% non passa allo stadio successivo, rappresentato dagli studi su cellule.

Delle 10.000 sostanze che arrivano agli studi - ormai automatizzati - su cellule, oltre il 90% non passa allo stadio successivo rappresentato dagli studi in vivo.

Delle 1.000 sostanze che arrivano alla sperimentazione animale, oltre il 90% non passa allo stadio successivo rappresentato dalla sperimentazione clinica.

Delle 100 sostanze che arrivano alla sperimentazione clinica, oltre il 90% non passa - come correttamente afferma il Dott. Oriano Perata - allo stadio successivi rappresentato dalla commercializzazione.

Delle 8-10 sostanze - chiamate medicine - che arrivano a essere commercializzate, un numero, in realtà, imprecisato viene ritirata dal mercato perché si rivela comunque non tossica in assoluto, ma più tossica rispetto ad altri farmaci simili presenti sul mercato.

Il Dott. Oriano Perata afferma che il 51% dei farmaci commercializzati negli USA presenta provoca gravi reazioni avverse che non si erano verificate nei test sugli animali. Al sottoscritto risulta che non il 51%, bensì il 100%!!

Sfido il Dott. Oriano Perata a trovare un farmaco che non sia in grado di provocare una grave reazione avversa!! (È come dire - mutatis mutandis - che il 51% dei modelli di automobili provoca gravi incidenti stradali! Ma che razza di argomentazione è? Il 100% dei modelli di automobile può provocare incidenti stradali!! Nel momento stesso che un auto è in grado di muoversi è anche in grado di fare sinistri stradali!!! Nel momento stesso che un farmaco è in grado di modificare il protoplasma vivente in senso terapeutico, è anche in grado di modificarlo non nella direzione desiderata). Il Dott. Oriano Perata afferma che 100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno per avere assunto farmaci che erano risultati innocui si suppone fossero innocui per gli animali. Io mi chiedo chi possa essere così ingenuo a parlare in termini di farmaci innocui? Chi può essere così ingenuo a parlare in termini di automobili innocue? bisturi innocui? impianti elettrici innocui. ... finanche pagnotte di pane innocue (se uno andasse a vedere quanti morti si possono attribuire al pane, rimarrebbe sbigottito!)? Il Dott. Oriano Perata conclude che alla luce di questi dati, abolirebbe la sperimentazione animale anche in mancanza di alternative. Cioè passerebbe - nell'iter dello sviluppo di un farmaco - direttamente dalla fase in vitro all'uomo :-(

A leggere quel che afferma il Dott. Oriano Perata le alternative alla SA in realtà esistono e bisognerebbe sfruttare le nuove tecnologie come la farmacogenomica, la proteomica e i simulatori metabolici. Il sottoscritto vorrei replicare che è sufficiente che le nuove tecnologie come la farmacogenomica, la proteomica e i simulatori metabolici dimostrino di essere in grado di produrre dei dati più affidabili rispetto a quelli prodotti dal gold standard rappresentato dal "vecchio" metodo della SA. E fino a che non manca questo confronto vittorioso sulla SA, saggezza impone di restare con il gold standard, rappresentato dalla sperimentazione animale tradizionale.

Il Dott. Oriano Perata afferma che nel campo della esercitazione chirurgica - la chirurgia sperimentale - bisognerebbe sviluppare la tecnologia dei laboratori di chirurgia virtuale. Bravo: la sviluppi, che poi ne riparliamo. Certamente è legittimo poter pensare ad androidi sintetici o a ricostruzioni umane organiche tridimensionali in grado di simulare fisiologia, fisiopatologia d'organi, reazioni tissutali, complicanze e immunopatologia. Quando saranno disponibili tali avveniristici "fantocci umani", non ritengo che nessuno obietterà nell'abbandonare il modello animale. Ma fino ad allora, saggezza impone di restare con il gold standard, rappresentato dalla sperimentazione animale. Stesso discorso per il simulatore metabolico, quale esempio di metodica alternativa alla SA. Se il Dott. Oriano Perata riferisse la citazione bibliografica dello studio che dimostra la superiorità del simulatore metabolico rispetto alla sperimentazione animale, .... non vi sarebbe più nessuna sperimentazione animale. Il fatto che non riferisce nessuna citazione bibliografica, lascia intendere che non esiste. E se non esiste, saggezza impone di restare con il gold standard, rappresentato dalla sperimentazione animale.

Si potrebbe continuare la critica sulle altre successive argomentazioni del mio egregio collega, Dott. Oriano Perata, ma ritengo - a mio opinabile parere autoreferenziale - che siano emerse evidenze sufficienti per far capire l'evanescenza dei fondamenti dell'animalismo anti-SA.

Ciao a tutti

oriano scrive:
lunedì, 14 ottobre 2013 alle ore 14.13

Ringrazio la Collega Gabriella Medico LIMAV per l'alto profilo professionale dimostrato nel suo intervento che sottoscrivo pienamente. Nel suo intervento trovo ampia risposta a chi si schiera dalla parte della sperimentazione animale. Al Collega dr. Aristarco rispondo con la umiltà e la semplicità che da sempre cerco di perseguire. Sono Medico Ospedaliero ed esercito da circa 30 anni la professione di Chirurgo Generale, sono specialista in Chirurgia Generale - Chirurgia della Mano e Microchirurgia e sono in possesso di Diploma Universitario in Chirurgia Videolaparoscopica. Non ho mai praticato esercitazioni chirurgiche su animali. Considero tale pratica inutile e fuorviante sotto il profilo formativo e tecnico. Immense le differenze anatomiche, fisiologiche e fisiopatologiche di un anumale rispetto alla specie umana. Galattiche le distanze di fisiopatologia d'organo e non confrontabili le complicanze chirurgiche, le reazioni a materiali utilizzati e le caratteristiche tissutali degli altri animali rispetto alla specie umana. Nessuno si affiderebbe ad un chirurgo che si è fatto la mano mediante esercitazioni chirurgche su animali. La formazione di un Chirurgo richiede anni di osservazione e pratica professionale esercitata al fianco del Maestro in Sala Operatoria, che rimane il Tempio unico e insostituibile di un serio e corretto percorso formativo. Non si diventa Chirurghi in sala settoria e, tengo a precisarlo, tanto meno mediante sistemi operativi di Chirurgia virtuale che io stesso ho citato unicamente perchè spesso ne ricorre la discussione ai Congressi o tavole ritonde che trattano di formazione. Io sono la prova che la sperimentazione animale e la pratica chirurgica su animali è inutile ed anzi fuorviante per la formazione di un Chirurgo. Resto fermamente convinto che in futuro, che peraltro spero prossimo, si guarderà alla sperimentazione animale come ad una pratica obsoleta e relegata alla storia della ricerca biomedica. Ringrazio comunque il Collega dr. Aristarco per l'attenzione dimostrata al mio intervento. distinti saluti. Oriano Perata

Aristarco scrive:
lunedì, 14 ottobre 2013 alle ore 22.06

La Scienza Medica ha - in questi ultimi anni - raggiunto traguardi impensabili. Anche grazie alla sperimentazione animale. Eppure, emerge una marea di medici contagiati dall'analfabetismo scientifico. E così abbiamo medici che curano con gli spilli (agopuntura), con l'acqua fresca (omeopatia), con i fiorellini (fiori di Bach), ecc. ecc. E ora anche i medici filo-animalisti. In vari campi del Sapere, e non solo nella medicina, ecco che avanza un nuovo oscurantismo medievale che sia allarga sempre più. L'unica scelta per chi ha a cuore la scienza galileiana è quella di resistere. Resistere contro questa ondata anti-scientifica che ci vuole trascinare nelle tenebre dell'ignoranza.

Aristarco scrive:
lunedì, 14 ottobre 2013 alle ore 22.25

Comunque quello che emerge in modo imbarazzante tra le righe scritte dal dott. Gabriella e dal Dott. Oriano Perata è la non conoscenza di concetti base della farmacologia. Uno può anche essere filo-animalista e laureato in medicina. Però dovrebbe aver chiaro il concetto di farmaco. Quando si parla di farmaci innocui, si scende a livello di medici omeopati. In effetti, i cosiddetti presidi terapeutici dei medici omeopatici sono tendenzialmente innocui (in realtà, non lo sono neppure loro, perché vi sono stati casi di farmaci omeopatici contaminati da metalli pesanti e altre porcherie che hanno dato luogo a effetti collaterali, anche se - a onor del vero - si è trattato di casi sporadici).

Tutte le medicine sono prima di tutto dei veleni.

E questo lo sa uno studente di medicina del quarto anno.

Le medicine sono dei veleni che, giocando con la dose, la via di somministrazione, la tempistica di somministrazione e - last but not least - focalizzando una precisa sottopopolazione target, possono avere un rapporto rischio/beneficio a predominanza di quest'ultimo.

Ma gli effetti collaterali con le medicine ci saranno sempre: sia con farmaci il cui iter di sviluppo è transitato per una fase di sperimentazione animale, sia con farmaci il cui sviluppo non è transitato per una fase di sperimentazione animale. Ad esempio, la digitale è entrata nell'utilizzo clinico, senza passare attraverso una fase di sperimentazione animale. E ciò nonostante, la digitale presenta un profilo di tollerabilità mooolto problematico!!

Aristarco scrive:
martedì, 15 ottobre 2013 alle ore 22.19

Il mio ambito è quello internista, farmacoterapeutico e non-chirurgico. La mia specializzazione è geriatria, ma faccio ricerca clinica in ambito internistico in senso lato.

Non sono mai entrato in uno stabulario e non ho mai visto un topolino da laboratorio, anche se conosco chi ci lavora.

Se il dott. Oriano Perata afferma, sulla base della propria esperienza professionale diretta e indiretta, che le esercitazioni chirurgiche su animali sono inutili e fuorvianti, non ho alcun titolo per contraddirlo.

D'altra parte, sono personalmente convinto che nel mondo della ricerca medica non-chirurgica in generale e della ricerca farmacologica in particolare, il modello animale sarà - ahimè! - insostituibile.

Distinti saluti.

Alfredo scrive:
mercoledì, 16 ottobre 2013 alle ore 1.37

Animali come topi, ratti, conigli, cani, gatti, scimmie, ed altri, sono ampiamente utilizzati come surrogati per gli esseri umani nella ricerca medica fondamentale. Ciò comporta disordini negli animali creati da agenti chimici, mezzi chirurgici o manipolazioni genetiche, con lo scopo di mimare aspetti selezionati di malattie ed invalidità umane, pertanto, gli animali utilizzati nelle procedure sperimentali vengono appunto definiti ''modelli''.

Ci sono due grandi incertezze circa l'utilizzo di ''modelli animali'' onde comprendere le malattie umane. In primo luogo, vi sono significative differenze di specie nell' anatomia, nel metabolismo, nella fisiologia o nella farmacologia, causate da sottostanti variazioni genetiche, anche nei geni regolatori. Ciò significa che anche differenze molecolari minori possono essere amplificate quando estrapolate per le cellule, gli organi o i livelli di specie. Queste variazioni tra specie possono, e lo fanno, confondere regolarmente le traduzioni dei risultati dagli animali da laboratorio agli esseri umani.

Ad esempio, i topi, insieme ai ratti, sono la specie più comunemente utilizzata nella ricerca biomedica.

Con gli esseri umani i topi hanno poco più del 90% di pool genetico in comune.

Tuttavia ci sono almeno 67 discrepanze note nelle funzioni immunologiche tra topi ed uomo, e la cosa non deve sorprendere, dal momento che le nostre specie si divisero tra i 65 ed i 75 milioni di anni fa più o meno [1] [2], seguendo traiettorie evolutive differenti.

La biochimica fornisce innumerevoli esempi di somiglianze e differenze tra specie, di cui uno dei più istruttivi è la struttura del citocromo P-450S. Il citocromo P-450S sembra essersi evoluto da un singolo gene ancestrale per un periodo di 1,36 miliardi di anni. Fino ad oggi, almeno 14 famiglie di geni P-450 sono state identificate nei mammiferi [3]. Sebbene tutti i membri di questa superfamiglia possiedono regioni altamente conservate della sequenza amminoacidica, esistono notevoli differenze nelle sequenze primarie attraverso le specie. Anche piccoli cambiamenti nelle sequenze amminoacidiche possono dare origine a profonde differenze di specificità di substrato [4].

Queste varianti possono implicare, e a dire il vero accade piuttosto frequentemente, una divergenza di risposte tra modelli animali ed esseri umani in funzione all'azione esercitata da una determinata molecola.

La letteratura scientifica è piena di esempi di terapie che hanno funzionato bene negli animali, ma hanno poi fallito nel fornire un'efficacia simile negli esseri umani [5] [6] [7] [8] [9].

Ci sono molti casi in cui risultati sperimentali differiscono addirittura anche tra ratti e topi, le due specie più utilizzate maggiormente in laboratorio [10] [11] strettamente imparentate tra loro ed i cui percorsi evolutivi si sono separati tra i 12 ed i 24 milioni di anni fa.

Una seconda causa di incertezza riguardo i modelli animali è la natura della condizioni inflitte su di loro. Gli scienziati sanno bene che la malattia studiata negli animali non riflette mai fedelmente tutti gli aspetti complessi delle condizioni cliniche osservate negli esseri umani, questa viene riconosciuta come una delle ragioni principali di logoramento delle strategie sperimentali elaborate [12].

Vi sono differenze specie-specifiche nell'assorbimento, nella distribuzione, nel metabolismo, nell'escrezione e nella tossicità (ADMET) dei vari farmaci provati negli animali e, successivamente, negli esseri umani [13] [31].

La farmacocinetica, ossia l'effetto che l'organismo ha sul farmaco, è tra le ragioni principali per cui molti candidati farmaci falliscono nel passaggio dagli animali agli umani [14].

Oggi, il tasso di insuccessi registrato nello sviluppo farmacologico si attesta al 95% di tutti i candidati nuovi farmaci [15] [16], ovvero su 100 nuove molecole testate con successo su animali nelle fasi precliniche sperimentali ben 95 non si traducono nelle fasi cliniche su esseri umani, per ragioni legate ad inefficacia, inutilità (il composto potrebbe sortire minore efficacia terapeutica di altri già presenti sul mercato) o tossicità.

Dei restanti 5 nuovi farmaci che riescono a raggiungere il mercato, il 51% manifesta gravi reazioni avverse (ADRs) in una popolazione umana eterogenea [17], gravi eventi avversi che non si erano manifestati negli animali in laboratorio, nonostante a questi vengano somministrati elevati dosaggi e per lunghi periodi di tempo proprio allo scopo di far emergere eventuali effetti collaterali [18].

Quindi questo significa, in ultima analisi, che su 100 nuovi farmaci provati con positività di risultato su animali, 97-98 si rivelano inutili, inefficaci o tossici per gli esseri umani.

A titolo esemplificativo del contributo fornito dai ''modelli animali'' al progresso fatto in decenni e decenni di sperimentazione in laboratorio, basti pensare ai risultati ottenuti nel tentativo di sintetizzare un vaccino efficace contro l'AIDS ad esempio.

Almeno 85 vaccini sperimentali hanno protetto i primati non umani dal virus dell'HIV (che è l'agente eziologico che comporta poi la malattia dell'AIDS), tutti quanti hanno fallito in oltre 100 trial clinici negli esseri umani [19].

Anche se domani stesso una cura efficace contro l'HIV dovesse essere realizzata, il valore predittivo offerto dai ''modelli animali'' si attesterebbe in questo caso intorno ad uno 0.01 [20].

Oltre 150 farmaci sperimentali contro la sepsi sono stati testati con positività di risultato negli animali per diversi anni, nessuno di essi si è tradotto clinicamente negli esseri umani [21].

Stessa cosa per i trattamenti neuroprotettivi: più di 500 hanno dimostrato efficacia negli animali, nemmeno uno ha funzionato nell'uomo...nemmeno uno su 500 [22].

Per quanto riguarda il cancro, nonostante interi decenni di ricerca e fiumi di denaro pubblico e privato investiti, le percentuali di riferimento tra la popolazione affetta da neoplasie sono rimaste pressochè invariate da oltre 40 anni ed anzi si prevede, purtroppo, un'ulteriore incremento dei tassi [23] [24] [25], attestando di fatto l'effimero contributo fornito dai ''modelli animali'' nello sviluppo di cure efficienti, una consapevolezza diffusa anche e soprattutto tra i membri della comunità scientifica [26] [27] [28].

Le voci dell'industria farmaceutica:''gli animali non sono predittivi''

Già nel 2004, in un'intervista su Fortune, il Dr Homer Pearce, Direttore di Ricerca presso il noto colosso farmaceutico ''Eli Lilly'', dichiarava l'inconsistenza del valore fornito dai modelli murini, il modello di cancro umano più utilizzato nella ricerca, rappresentando chiaramente la diffusa frustrazione che serpeggia da tempo tra gli addetti ai lavori:''I modelli murini sono dolorosamente inadeguati. Se considerate i milioni e milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare, e li confrontate con il successo relativo, o meglio l’insuccesso, che abbiamo ottenuto a livello clinico nel trattamento del cancro metastatico...capirete che per forza ci dev’essere qualcosa di sbagliato con quei modelli'' [29].

Anche i ricercatori di altre due importanti aziende farmaceutiche, la Novartis e la F. Hoffmann - La Roche, hanno di recente affermato sul BMC NeuroScience:'''La traduzione da modelli animali in vivo (in genere roditori) è stata scarsa, nonostante i molti anni di ricerca e di sforzo. Ci sono molte ragioni per questo, compresa la differenza insita nella biologia tra roditori ed esseri umani, in particolare in materia di funzioni cognitive superiori'' [30].

Scienziati della Merck, altro grande colosso del farmaco, hanno illustrato chiaramente, oltre alle analogie che è possibile ravvisare, anche le significative differenze tra animali ed umani che si traducono in molti casi con il fallimento dello sviluppo di nuovi farmaci efficaci e sicuri:''Alcune specie di animali da esperimento hanno tali meccanismi unici di sviluppare tossicità che l'estrapolazione di tali valutazioni di tossicità per la situazione umana sarebbe fraudolenta [...] Questi esempi dimostrano chiaramente che l'estrapolazione del metabolismo dei farmaci dall'animale all'uomo è molto difficile, se non impossibile, sia negli aspetti qualitativi che quantitativi'' [31]

Alan Oliff, ex Direttore esecutivo per la ricerca sul cancro presso la Merck Research Laboratories di West Point, Pennsylvania, U.S.A., ha affermato nel 1997: "Il problema fondamentale nella scoperta di nuovi farmaci per il cancro è che i sistemi di modello animale non sono predittivi per niente'' [32].

Questa invece è la considerazione in merito del Dr Elias Zerhouni, dal 2002 al 2008 Direttore degli US NIH (la più importante istituzione degli Stati Uniti d'America in fatto di ricerca biomedica), attuale responsabile del settore Ricerca e Sviluppo presso l'azienda farmaceutica Sanofi-Aventis: ''Ci siamo allontanati dallo studiare le malattie umane negli esseri umani, ci siamo cascati tutti, me compreso. Con la possibilità di attivare o mettere fuori uso qualsiasi gene in un topo, che 'non ci può citare in giudizio'. Il problema è che non ha funzionato, ed è il momento di smettere di girare intorno al problema [...] Abbiamo bisogno di rifocalizzare e adattare nuove metodologie per l'uso nell'uomo onde comprendere la biologia delle malattie negli esseri umani'' [33].

Gli fa eco l'attuale Direttore degli US NIH, il Dr. Francis Collins, già responsabile del ''Progetto Genoma Umano'':''La tossicità di un farmaco è una delle ragioni più comuni per cui composti promettenti falliscono. Ma i test sugli animali, l'usuale metodo di controllo di un farmaco prima che venga provato su esseri umani, possono essere fuorvianti. Circa la metà dei farmaci che funzionano negli animali può rivelarsi tossica per le persone. Ed alcuni farmaci possono in effetti funzionare bene nelle persone, anche se non riescono negli animali, il che significa che farmaci potenzialmente importanti potrebbero essere respinti'' [34].

Chiaramente, alla luce di quanto sopra detto, appare più che comprensibile la sempre più diffusa consapevolezza tra gli addetti ai lavori della comunità scientifica riguardo alla verosimilmente scarsa traduzione di risultati clinicamente utili per gli esseri umani derivanti dai test preclinici su animali. [35]

Alfredo Lio

Alfredo scrive:
mercoledì, 16 ottobre 2013 alle ore 1.48

[1] [Mestas J, Hughes CCV, Of Mice and Not Men: Differences between Mouse and Human Immunology, The Journal of Immunology, March 1, 2004]

[2] [Brady CA, OF MICE AND MEN: the potential of high-resolution human immune cell assays to aid the pre-clinical to clinical transition of drug development projects, Drug Discovery World, winter 2008/09]

[3] [Nelson DR et al., (1996) P450 superfamily, update on new sequences, gene mapping, accession numbers and nomenclature. Pharmacogenetics 6:1–42]

[4] [Lindberg L. P., Negishi M. (1989) Alternation of mouse cytochrome P450coh substrate specificity by mutation of a single amino-acid residue. Nature (Lond.) 339:632–634]

[5] [Jim Schnabel, Neuroscience: Standard Model. Questions raised about the use of ‘ALS mice’ are prompting a broad reappraisal of the way that drugs are tested in animal models of neurodegenerative disease. Nature, Vol 454,682-685 (2008) / doi:10.1038/454682a]

[6] [Gordon PH et al. 2007, Efficacy of minocycline in patients with amyotrophic lateral sclerosis: a phase III randomised trial, The Lancet Neurology, Volume 6, Issue 12, Pages 1045 - 1053, December 2007, doi:10.1016/S1474-4422(07)70270-3]

[7] [Doody RS, Rama R, Farlow M, et al. A phase 3 trial of semagacestat for treatment of Alzheimer’s disease, N Engl J Med. 2013;369:341-350]

[Imbimbo BP, Peretto I, Semagacestat, a gamma-secretase inhibitor for the potential treatment of Alzheimer's disease, Curr Opin Investig Drugs, 2009 Jul;10(7):721-30]

[8] [Bhogal N, Combes R, (2006), TGN1412: time to change the paradigm for the testing of new pharmaceuticals, ATLA 34, 225-239]

[9] [Gawrylewsky A, The Trouble With Animal Models - Why did human trials fail? - The Scientist, July 2007]

[Feuerstein GZ et al., Missing steps in the STAIR case: a Translational Medicine perspective on the development of NXY-059 for treatment of acute ischemic stroke, J Cereb Blood Flow Metab. 2008 Jan;28(1):217-9. Epub 2007 Jun 20]

[Shuaib A et al., NXY-059 for the treatment of acute ischemic stroke, N Engl J Med. 2007 Aug 9;357(6):562-71]

[10] [Boutros PC, Yan R, Moffat ID, Pohjanvirtar R & Okey AB (2008), Transcriptomic responses to 2,3,7,8-tetrachlorodibenzo-p-dioxin (TCDD) in liver: Comparison of rat and mouse, BMC Genomics 9:419. doi:10.1186/1471-2164-9-419]

[11] [Rosenberg GA, Estrada EY & Mobashery S (2007), Effect of synthetic matrix metalloproteinase inhibitors on lipopolysaccharide-induced blood-brain barrier opening in rodents: Differences in response based on strains and solvents. Brain Research 1133:186-192]

[12] [Perel et al., Comparison of treatment effects between animal experiments and clinical trials: systematic review, BMJ. 2007 Jan 27;334(7586):197. Epub 2006 Dec 15]

[13] [Greek R, Hansen L, Questions regarding the predictive value of one evolved complex adaptive system for a second: Exemplified by the SOD1 mouse, Prog Biophys Mol Biol. 2013 Jun 20. pii: S0079-6107(13)00053-9. doi: 10.1016/j.pbiomolbio.2013.06.002]

[14] [Seymour M, The best model for humans is human -- how to accelerate early drug development safely, Altern Lab Anim. 2009 Sep;37 Suppl 1:61-5]

Alfredo scrive:
mercoledì, 16 ottobre 2013 alle ore 1.49

[15] [Hartung T, Food for Thought: Look Back in Anger – What Clinical Studies Tell Us About Preclinical Work, Altex 30, 3/13, 2013]

[16] [Arrowsmith J, A decade of change, Nature Reviews Drug Discovery 11, 17-18 (January 2012) | doi:10.1038/nrd3630]

[17] [Moore T.J., Psaty BM. e Furberg CD. Time to act on drug safety. JAMA, 279: 1571-1573, 1998]

[18] ''Di 93 gravi reazioni avverse legate a 43 farmaci, solo il 19% di esse sono state identificate negli studi su animali come risultato di vero positivo, il che suggerisce che i dati ottenuti dagli studi su animali hanno un valore limitato nell'attività di farmacovigilanza.''

[The ability of animal studies to detect serious post marketing adverse events is limited, Peter J.K. van Meera, Marlous Kooijmanb, Christine C. Gispen-de Wiedc, Ellen H.M. Moorsb, Huub Schellekensa, Regulatory Toxicology and Pharmacology Volume 64, Issue 3, December 2012, Pages 345–349]

[19] [Bailey, J. (2005). Non-human primates in medical

research and drug development: a critical review. Biogenic Amines 19, 235–255]

[Bailey J (2008), An assessment of the role of chimpanzees in AIDS vaccines research, ATLA 36:381-428]

[Buckland, G (2008), Replacing primates in the search for an AIDS vaccine. In: Replacing Primates in Medical Research: An expert report by the Dr Hadwen Trust, FRAME and Advocates for Animals]

[20] [Greek R, Menache A, Systematic Reviews of Animal Models: Methodology versus Epistemology, Int J Med Sci 2013; 10(3):206-221. doi:10.7150/ijms.5529]

[21] [Genomic responses in mouse models poorly mimic human inflammatory diseases, Seok et al 2013, PNAS, Febuary 26, 2013, vol. 110 no. 9 3507-3512, doi:10.1073/pnas.1222878110]

[22] [Van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V, Macleod MR (2010) Can animal models of disease reliably inform human studies? PLoS Med 7(3):e1000245]

[23] ''Il successo nell'iniziativa di finanziamento federale della scoperta del farmaco ha avuto una storia movimentata. Ad esempio, mentre nel 1971 il National Cancer Act ha dato al National Cancer Institute uno statuto per curare il cancro, l'incidenza di questa malattia negli Stati Uniti rimane la più alta del mondo, con un tasso di mortalità che è rimasto invariato per oltre 50 anni (193,9 per 100.000 nel 1950 contro 193,4 per 100.000 nel 2002). Questa mancanza di progressi è sia sorprendente che deludente considerati i miliardi di dollari spesi nel corso degli ultimi 40 anni per migliorare le opzioni di trattamento, riducendo i comportamenti correlati al cancro, come il fumo, ed aumentando gli sforzi nella diagnosi precoce (Aggarwal, Danda, Shan Gupta, & Gehlot, 2009). Molti sono ormai prossimi alla realizzazione che, come in altre aree terapeutiche, la più grande limitazione per l'identificazione di nuovi farmaci per il trattamento del cancro sono le carenze nei modelli animali impiegati per testare NCEs [nuove entità chimiche, note anche come nuove entità molecolari o NME ] (Aggarwal et al., 2009) [...] Un ostacolo importante nell'impresa della medicina traslazionale è il fatto che molti modelli preclinici animali di malattia hanno generale mancanza di valore predittivo rispetto alla condizione umana sotto studio. Infatti, i falsi positivi che derivano dalla presente generazione di test sugli animali sono una delle principali cause di logoramento delle NCE nel clinico sia a causa della mancanza di efficacia sia per la comparsa di inaccettabili effetti collaterali che non sono stati rilevati nel preclinico [su animali]. Mentre ci sono notevoli, sia pure retrospettive, eccezioni (Zambrowicz & Sands, 2003), questa debolezza nel processo convenzionale di scoperta del farmaco non è stata risolta con l'uso di animali transgenici che a loro volta contribuiscono ad una confusione aggiuntiva che complica ulteriormente l'interpretazione dei dati''

[Enna SJ, Williams M. Defining the role of pharmacology in the emerging world of translational research. Adv Pharmacol. 2009;57:1-30]

[24] [Aggarwal et al., Molecular targets of nutraceuticals derived from dietary spices: potential role in suppression of inflammation and tumorigenesis, Exp Biol Med (Maywood). 2009 Aug;234(8):825-49. doi: 10.3181/0902-MR-78. Epub 2009 Jun 2]

[25] [Williams SA, Anderson WC, Santaguida MT, Dylla SJ, Patient-derived xenografts, the cancer stem cell paradigm, and cancer pathobiology in the 21st century, Nature, Laboratory Investigation (2013) 93, 970–982; doi:10.1038/labinvest.2013.92; published online 5 August 2013]

[26] ''Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura su una piastra di petri, metterle in un topo, un topo immunocompromesso, permettere ad esse di formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Questi sono chiamati modelli preclinici. Ed è ben noto da più di un decennio, forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo nudo e un uomo in camice bianco, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare eccetera. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, per uno stesso valore dell’interruttore genetico, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli.''

[Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ''MIT'' - Massachusetts Institute of Technology - una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , e vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, Fortune, March 22, 2004, Why We're Losing The War On Cancer - And how to win it] - [Weinber RA, Rangarajan A, Comparative biology of mouse versus human cells: modelling human cancer in mice, Nature Reviews Cancer 3, 952-959]

[27] ''I dati ottenuti con modelli animali spesso non possono essere estrapolati per l'uomo [...] Infatti, poichè i farmaci oncologici hanno un tasso di successo di solo il 5%, è chiaro che i modelli animali sono solo marginalmente efficaci.''

[M.B. Esch, T.L. King and M.L. Shuler, The Role of Body-on-a-Chip Devices in Drug and Toxicity Studies, Annu. Rev. Biomed. Eng. 2011. 13:55–72 (doi:10.1146/annurev-bioeng-071910-124629)2010]

[28] ''Il cambiamento è necessario. Trenta anni di esperienza con xenotrapianti sottocutanei, tumori umani impiantati sotto la pelle del topo, hanno soddisfatto pochi perché così tanti farmaci che curano il cancro in questi topi non riescono ad aiutare gli esseri umani. Nel 2004 un'analisi sul Journal of American Medical Association (JAMA) ha dimostrato che solo il 3,8% dei pazienti in fase I di sperimentazione di un farmaco anticancro tra il 1991 e il 2002, ha raggiunto una risposta clinica obiettiva e il tasso di risposta è in declino. Quasi tutti i farmaci provati negli esseri umani lavorano male rispetto agli xenotrapianti sottocutanei nei topi. "Quanti altri dati negativi volete? E' veramente molto deprimente.'' ''

[Realistic Rodents? Debate Grows Over New Mouse Models of Cancer, Journal of the National Cancer Institute, Vol. 98, No. 17, September 6]

''Modelli di topo che utilizzano trapianti di cancro umano non hanno avuto una grande esperienza di prevedere risposte umane nel trattamento clinico. E' stato stimato che i farmaci contro il cancro che entrano nei test clinici hanno un tasso del 95% di non riuscire a rendere nel mercato, rispetto al tasso di guasto dell' 89% per tutte le altre terapie.[...] Infatti:"Abbiamo avuto un sacco di modelli che non erano predittivi (topi transgenici), che erano [in realtà] gravemente fuorvianti" [...] Nel 2001, i ricercatori dell' NCI hanno esaminato i dati provenienti da xenotrapianti (topi immunocompromessi che hanno ricevuto l'innesto di un tumore umano) trattati con 39 farmaci anticancro, che avevano già completato con successo gli studi di Fase II negli esseri umani. Solo uno dei modelli di xenotrapianto ha mostrato una risposta simile al farmaco per il cancro come quella dei pazienti che lo avevano ricevuto.''

[Building a Better Mouse, The Scientist, April 1, 2010]

[29] [Dr. Homer Pearce, ex direttore di ricerca e di indagine clinica presso il noto colosso farmaceutico ''Eli Lilly'' ed attuale consulente di ricerca della stessa azienda, Fortune, March 22, 2004, Why We're Losing The War On Cancer - And how to win it]

[30] [Lazic SE, Essioux L, Improving basic and translational science by accounting for litter-to-litter variation in animal models, BMC Neuroscience 2013, 14:37]

[31] [Lin J.F., Lu A.Y.H., Role of Pharmacokinetics and Metabolism in Drug Discovery and Development, Pharmacological Reviews December 1, 1997 vol. 49 no. 4 403-449]

[32] [Gura T. Cancer Models: Systems for identifying new drugs are often faulty. Science. 1997 Nov 7;278(5340):1041-2]

[33] [Dr Elias Zerhouni, dal 2002 al 2008 Direttore degli US NIH, attuale responsabile del settore Ricerca e Sviluppo presso il noto colosso farmaceutico Sanofi-Aventis]

[34] [Dr. Francis Collins, Director of the National Institutes of Health (NIH), U.S. to develop chip that tests if a drug is toxic. Reuters, October 6, 2011]

[35] ''Solo circa un terzo delle più citate ricerche sugli animali si è tradotto a livello di studi randomizzati su umani. Questo tasso di traduzione è inferiore al 44% del recentemente stimato tasso di replica per gli studi umani più citati. Infine, traduzioni povere di studi su animali, anche quelli di alta qualità, dovrebbero essere attese da coloro che svolgono attività di ricerca clinica.''

[Hackam & Redelmeier, Translation of research evidence from animals to humans, JAMA 2006; 296(14): 1731-2]

Alfredo Lio

Aristarco scrive:
mercoledì, 16 ottobre 2013 alle ore 7.03

Ammettiamo che la sensibilità dell’Umanità persista in un percorso etico di abbandono di ogni sfruttamento animale. A parte alcune perplessità su cui non mi soffermo, il sottoscritto ritiene che l’ultimissima tappa di questo percorso etico sarebbe l’abbandono dell’uso degli animali nei laboratori scientifici.

Parto dal presupposto che non si possa pretendere un istantaneo capovolgimento integrale a 360^ di una sensibilità umana plurimillenaria che affonda letteralmente nella notte dei tempi.

Parto quindi dal presupposto che gli animalisti sostengano un percorso etico, rappresentato dal perseguimento e raggiungimento di una serie di tappe e che come traguardo finale vi sia l’abbandono di ogni sfruttamento animale.

In questo percorso etico si può immaginare che l’essere umano possa, come - ad esempio - prima tappa, abbandonare il mangiare carne, perché si può certamente vivere, senza mangiar carne.

Oppure come prima tappa o come seconda tappa si può abbandonare l’utilizzo di animali per il nostro vestiario, perché si può vivere senza pellicce, senza cinghie e scarpe di cuoio, e anche senza poltrone e divani di pelle.

Oppure, come prima o seconda o terza tappa si potrebbe proibire l’uso degli animali per nostro divertimento e tra l’altro si può vivere senza zoo e circhi e anche senza pets.

Come prima tappa, potrebbe - in primis - essere proibito proprio l’impiego crudele degli animali e sovviene il foie gras o certi modi di cucinare aragoste e lumache, immerse vive nell’acqua bollente.

Come prima o seconda o terza o quarta tappa, potrebbe essere quella di abolire pesca e caccia, perché si può vivere senza caccia e pesca, così come si può vivere senza “depredare” il latte delle mucche, le uova delle galline, il miele delle api, il caviale degli storioni, ecc. ecc.

Ma abbandonare l’utilizzo degli animali nella ricerca scientifica è – ai miei occhi – infinitamente più grave. E mi meraviglio sinceramente che gli animalisti, soprattutto - in tutta franchezza - se laureati in medicina e chirurgia, non riescano a capirlo.

Se in prossimo futuro - come gli animalisti auspicano - si arriverà ad abbandonare completamente l’utilizzo degli animali per i nostri bisogni, la “ultimissima tappa” di questo percorso etico di abbandono di ogni sfruttamento animale dovrebbe essere l’abbandono dei modelli animali nell’ambito delle sperimentazioni scientifiche.

L’utilizzo dei modelli animali nell’ambito delle sperimentazioni scientifiche è indubbiamente l’impiego degli animali di gran lunga moralmente, eticamente più elevato, ovverosia dovrebbe essere – dal punto di vista degli animalisti – il meno inaccettabile.

L’utilizzo dei modelli animali nell’ambito delle sperimentazioni scientifiche è indubbiamente l’impiego degli animali di gran lunga eticamente più elevato (o meno inaccettabile) perché non si parla di un impiego per divertimento (circhi, zoo, ecc.), per mangiare (si può vivere da vegani), per vestirsi (vi sono fibre naturali [ad esempio, cotone] e artificiali che possono vestirci senza problemi), ma si parla di un impiego finalizzato alla Conoscenza, al Sapere, alla Scienza. Ciò dovrebbe di gran lunga essere già sufficiente e bastante, ma - ad abundantiam - si ricorda che l'utilizzo degli animali nella sperimentazione scientifica fa riferimento allo studio delle malattie e delle relative cure che possono colpire potenzialmente ognuno di noi.

Se - ad esempio - oggigiorno la diagnosi di diabete mellito non equivale a una diagnosi di morte certa, ciò è dovuto agli studi di Banting e Best sui cani.

Dal punto di vista degli animalisti, anche l’impiego di animali nella sperimentazioni scientifiche è inaccettabile, ma se gli animalisti devono concentrare i propri sforzi su una “liberazione animale”, è mai possibile che diano tanta enfasi proprio sull’impiego degli animali più significativo e importante?

Il fatto che, invece, appaia non come “ultimissima tappa”, ma come “prima tappa” di questo percorso, non può - ahimè! - non farmi pensare che a un profondo analfabetismo scientifico, che finisce per inficiare anche qualsiasi parte “nobile” della proposta degli animalisti.

G. Errico scrive:
domenica, 20 ottobre 2013 alle ore 14.24

Mi complimento con il Dott.A.Lio e sottoscrivo in pieno le sue argomentazioni; il modello animale è, per noi clinici, scarsamente utile in quanto poco predittivo. Inoltre, per il Dott. Aristarco, se l'umanità avesse il buon senso di seguire gli stili di vita sostenibili che lei ha così ben elencato, avrebbe bisogno di utilizzare meno farmaci ( cioè veleni per sua stessa ammissione) e ridurrebbe drasticamente le grandi malattie invalidanti: cardiopatia ischemica, malattie neoplastiche e demenze, sia in prevalenza che in incidenza e, come valore aggiunto, last but not least,si comporterebbe in modo più etico e civile.

Cordiali saluti Dott.ssa Errico