- Delfini e Balene per cena
- di Redazione Almo Nature del: 20 febbraio 2012
- Categoria: ATTUALITÀ
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I mammiferi marini vengono mangiati dall'Uomo più spesso di quanto tutti pensiamo.
A rivelarlo è uno studio condotto da WCS (Wildlife Conservation Society) e da OWA (Okapi Wildlife Associates) pubblicato a fine gennaio in cui si apprende che dal 1990 le popolazioni di 114 Paesi consumano uno o più delle 87 specie di mammiferi marini esistenti.
Tra i mammiferi marini mangiati dall'uomo si trovano specie di delfini e balene pressoché sconosciute alle masse, ma anche animali noti come i leoni marini delle costa californiane e gli orsi polari.
Gli studi rivelano un aumento nell'utilizzo di piccoli cetacei come fonte di sostentamento per l'Uomo a partire dal 1970. Questi animali sono spesso pescati accidentalmente: trovati all'interno delle reti destinate alla pesca di altre razze, costituiscono quella che si definisce "cattura accessoria". Ma una volta catturati, i cetacei sono sempre più spesso mangiati, in particolar modo in quelle aree in cui la sicurezza alimentare scarseggia e la povertà è a livelli preoccupanti."Ovviamente, vi è la necessità di un migliore monitoraggio di specie a rischio come i delfini megattera dell'Atlantico e dell'Indo-Pacifico per fare un esempio", ha affermato Howard Rosenbaum, direttore del Programma WCS Ocean Giants.
"Nelle zone più remote e in un certo numero di Paesi, esiste l'immediata necessità di comprendere le motivazioni del consumo di mammiferi marini e di utilizzare queste informazioni per sviluppare soluzioni per proteggere e salvaguardare le specie a rischio in maniera più efficace".Il programma WCS Ocean Giants opera in diversi habitat di importanza cruciale per la sopravvivenza dei cetacei. In Congo, Gabon e Madagascar, il Dr Salvatore Cerchio e Dr Tim Collins - scienziati WCS impegnati nella salvaguardia delle specie a rischio - stanno valutando lo stato della popolazione di delfini e lavorano con i pescatori locali per ridurre le catture accessorie accidentali e la caccia deliberata ai delfini. Gli scienziati dicono che in queste regioni, i delfini sono sempre più catturati, mangiati e talvolta venduti come carne di selvaggina.
Il Dr Cerchio e la squadra WCS in Madagascar, stanno lavorando ad un'alternativa con le comunità locali per formare un gruppo di conservazione dei cetacei composto da pescatori e sostenuto dalle leggi locali.
Il team WCS sta inoltre lavorando allo sviluppo del whale-watching come attività di business per le popolazioni locali, così da creare un'alternativa alla pesca che sia altrettanto redditizia .Ma il problema non è circoscritto ai Paesi poveri: anche negli Stati Uniti, in Canada e Giappone, ad esempio, la carne dei mammiferi marini è spesso considerata una prelibatezza.
Alla "cattura accessoria" che abbiamo visto verificarsi nei Paesi più poveri, a minacciare i mammiferi si aggiungono i metodi di pesca intensiva dei Paesi industrializzati. Nell'Unione europea ad esempio, le riserve ittiche sono sovra-sfruttate nell’88% dei casi; questo costringe i pescherecci a spostarsi verso i mari dell’Africa occidentale e, di conseguenza, i pescatori locali sono costretti a dirigersi altrove, pescando tutto ciò capita.La situazione è decisamente complessa e se per i Paesi poveri possiamo attivarci sostenendo le associazioni che operano in loco, per quanto riguarda l'Unione europea (e quindi anche l'Italia), possiamo e dobbiamo impegnarci ancora una volta in prima persona acquistando con maggiore consapevolezza e attenzione ciò che mettiamo nei nostri piatti.
Fonte:

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