- Elefanti, l'addio è vicino
- di Redazione Almo Nature del: 30 agosto 2011
- Categoria: ATTUALITÀ
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Le raffiche di Kalashnikov echeggiano nella valle del Grande Rift non più solo nelle notti di luna piena. Nel sole di mezzogiorno seguo una delle mie squadre antibracconaggio, lungo un pendio scosceso, fino a una valle, dove so di trovare la carcassa sfigurata di un altro elefante.
Questa volta è una femmina. Una matriarca di forse trent'anni a giudicare dal corpo, dall'usura delle unghie: le zanne, divelte a colpi d'ascia sono già lontane, nascoste sotto un carico di carbone diretto a Mombasa, dove verranno imbarcate su un daho arabo, verso la Somalia e l'insaziabile mercato cinese.
Oggi la notte risuonerà delle strida delle iene, dei ruggiti dei leoni, degli ululati degli sciacalli che si contendono le grandi spoglie. Domani, i resti dilaniati formicoleranno di milioni di larve, e fra una settimana solo pelle putrefatta e ossa sconnesse rimarranno di questa regina della savana, il decimo elefante raccolto quest'anno nella Laikipia Nature Conservancy.
Associano il loro acquisto coloro che entrano in eleganti negozi a Pechino, a Bangkok, a Tokyo per scegliere in una vetrina illuminata un superfluo oggetto d'avorio di cui potrebbero benissimo fare a meno, all'orrore, al terrore, che sono il vero prezzo della loro ignoranza?
Si rendono conto, di essere più colpevoli di questa morte di quanto non lo sia il bracconiere che preme il grilletto?
Il bracconiere, in questa parte del Kenya dove vivo io da quarant'anni, è un giovane cacciatore della tribù dei Pokot. È stato armato da uno dei tanti mercanti Somali che rimangono impuniti, importatori di armi illegali dalla Somalia, disintegrata, al nostro confine. È spinto dalla tentazione di un guadagno che equivale al ricavato di quindici anni di ipotetico lavoro, con nessun proporzionale deterrente legale, perché sa che se per caso cadesse nelle mani della legge, fatto raro, sarà probabilmente subito rilasciato. Il valore dell'avorio, spinto dalla domanda del mercato, oggi è tale, e le condanne talmente irrisorie, che val la pena correre il rischio. Un chilo è venduto per 750 dollari. Recentemente, il 26 agosto, 1.041 zanne illegali sono state requisite a Zanzibar, l'equivalente di oltre 520 elefanti. Il primo aprile la dogana thailandese scoprì 247 zanne provenienti dal Kenya; due settimane dopo, 122 in Vietnam, e l'indomani 707 dirette in Cina, mentre, in maggio, 84 zanne furono intercettate a Nairobi. La legislazione applicabile per crimini contro gli animali selvatici in Kenya è obsoleta. Data infatti agli anni Settanta, quando la caccia era permessa, gli elefanti abbondavano, i negozi che vendevano oggetti d'avorio ai turisti erano comunissimi, e la popolazione non aveva raggiunto il livello di ora, con rampante disoccupazione.Fonti:

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