- Tempo = qualità
- di Dott. Jacopo Goracci del: 15 giugno 2011
- Categoria: ATTUALITÀ
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Che una corretta alimentazione sia fondamentale per una buona qualità della vita è cosa risaputa. “La salute si conquista (e si conserva) a tavola” e “a tavola non si invecchia” dicevano infatti i nostri nonni.
I moderni stili di vita sempre più frenetici sono riusciti a distogliere l’attenzione da cosa sia importante e da cosa sia una priorità per noi e per il nostro corpo.
Le famiglie, infatti, hanno diminuito il tempo dedicato alla spesa, alla preparazione e anche al consumo degli alimenti: sembra quasi che ormai l’atto del “nutrirsi” rappresenti una scomoda parentesi all’interno di una giornata dedicata comunque ad altro.
Un sondaggio Gpf ci indica che il tempo destinato alla preparazione dei pasti è di quasi 35 minuti per il pranzo e di poco più di 30 minuti per la cena, con un calo annuo pari a circa il 5%. Rivolgere più tempo alla cucina, invece, è salutare: sembra infatti intercorrere una relazione tra il minor tempo dedicato alla cucina ed i casi di obesità, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni.
L’aumento poi dei single peggiora e di molto la situazione: la spesa media per alimenti e bevande di un single è pari a poco più di 300 euro al mese; tale cifra è superiore di quasi il 65 % rispetto ai 190 euro destinati alla tavola da ogni singolo componente di una famiglia tipo italiana formata in media da 2/3 persone.
La causa? La scelta di formati non adeguati con maggiori sprechi e di cibi pronti per il consumo – i famosi piatti di terza e quarta generazione – i quali arrivano a costare anche cinque volte il prezzo delle singole materie prime impiegate.
Non parliamo poi del momento relativo alla scelta degli alimenti.
La selezione del punto vendita migliore viene eseguita in base a schemi sempre scollegati dall’alimento (vicinanza nel negozio al posto di lavoro o all’abitazione, possibilità di parcheggio, orario di apertura), per non parlare della conoscenza dell’origine dei prodotti che vengono inseriti nel carrello. L’ignoranza, o peggio ancora la noncuranza, delle materie prime e delle più elementari nozioni di alimentazione regna sovrana.
Così, non viene proprio concepita la gita fuori porta alla scoperta di un prodotto tipico o di uno dei molti produttori che effettuino vendita diretta (il famoso “km zero”) e che garantiscano genuinità, stagionalità e sicurezza alimentare.
Questo non è, ahimè, uno scenario apocalittico, ma la moderna realtà nella quale il tempo libero viene impiegato per tonificarsi il fisico - abbrutito da uno stile di vita insalubre - in puzzolenti e soffocanti palestre, oppure nelle interminabili code domenicali per raggiungere un outlet fuori città.
Tutto ha più importanza del cibo, mentre in realtà è il cibo che ci garantisce una vita sana; questo vale per noi, come per gli altri animali, da compagnia o da reddito che siano.
Debbono obbligatoriamente variare le priorità che vengono date alla nostra esistenza, altrimenti permetteremo ancora che siano gli altri a scegliere per noi cosa mettere nel piatto e che i singoli alimenti percorrano in media quasi 2000 km prima di essere ingeriti, come oggi purtroppo accade.


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