Vet Forum
- Veterinary Dermatology Forum - Texas
- di Dr.ssa Chiara Noli del: 29 giugno 2011
- Categoria: AREA SPECIALISTICA
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Patogenesi della dermatite atopica
Seguendo il trend degli ultimi anni non sono mancate le comunicazioni di risultati sullo studio della patogenesi della dermatite atopica del cane. Uno studio statunitense, volto a determinare se la cute degli animali atopici produce quantità adeguate di peptidi antibatterici, non ha potuto dimostrare una loro carenza, come ci si aspettava e come osservato nell’uomo. Al contrario, un altro studio dell’italiana Marsella e collaboratori, ha dimostrato nei cani atopici una carenza di filaggrina, una componente fondamentale nella formazione di una barriera epidermica funzionale.
Terapia della dermatite atopica
Sono stati presentati i risultati di uno studio retrospettivo, volto a determinare la dose ideale di ciclosporina per la terapia della dermatite atopica del cane a seconda del peso del cane. La dose di farmaco in grado di tenere la malattia sotto controllo è stata confrontata in animali di peso inferiore e superiore a 15 kg, e si è determinato che questi ultimi richiedono in media 0,5mg/kg in meno di ciclosporina rispetto agli animali più leggeri. Questi dati sono molto interessanti anche alla luce dell’alto costo della ciclosporina negli animali di media e grossa taglia, che può quindi venire un po’ ridimensionato.
Sempre per la terapia della dermatite atopica con ciclosporina, che è di natura immunosoppressiva e spesso somministrata per mesi od anni, si è voluto valutare se, come i cortisonici, essa potesse predisporre allo sviluppo di infezioni urinarie. Negli animali trattati con ciclosporina in effetti si è notata un più frequente sviluppo di infezioni delle vie urinarie, anche se inferiore a quello riportato per le terapie cortisoniche, soprattutto, come logico, se associata alla somministrazione di preparati steroidei. Si consiglia pertanto un controllo regolare delle urine in questi animali.
Al contrario, un altro studio volto a determinare il rischio di contrarre ex novo, o di risvegliare forme latenti di malattie infettive, quali toxoplasmosi, bartonellosi, micoplasmosi in gatti trattati con ciclosporina, ha evidenziato che questo rischio è quasi nullo, poiché nessuno degli animali positivi per queste malattie prima della somministrazione del farmaco ha sviluppato la malattia in forma clinicamente manifesta.
Nell’ottica di ricercare terapie alterative alla ciclosporina e ai cortisonici per la terapia della dermatite atopica, uno studio ha valutato l’efficacia di antiistaminici anti H1 classici e dei nuovi prodotti con attività selettiva anti H4 nella prevenzione delle lesioni in un modello sperimentale di dermatite atopica del cane. Purtroppo nessuno degli antiistaminici testati è stato capace di inibire lo sviluppo delle lesioni, al contrario del controllo positivo (triamcinolone), che ha mostrato ovviamente un’ottima efficacia.
Diagnosi della allergia alimentare
Una dieta ipoallergenica rigorosa e condotta per almeno 8 settimane è stata finora considerato l’unico modo per ottenere una diagnosi sicura di allergia alimentare. Tuttavia, questa pratica può essere difficile ed onerosa, e vi sono sempre più gruppi di studio volti a ricercare una alternativa alla dieta per la diagnosi dell’ipersensibilità alimentare. Il gruppo tedesco di Mueller e collaboratori ha presentato i risultati di un approccio rivoluzionario al problema: l’esecuzione di test epicutanei (patch testing) con estratti alimentari per l’identificazione degli animali allergici al cibo. Questa nuova metodica pare molto affidabile: essa ha dimostrato una sensibilità del 96,7%, una specificità dell’88,9% e un valore predittivo negativo del 99,3% (cioè la probabilità che se il test è negativo l’animale non sia allergico). Questi risultati si sono dimostrati molto migliori dei test sierologici per l’allergia alimentare, sconsigliati dalla maggior parte dei dermatologi.
Un altro studio volto a esaminare la validità delle diete ipoallergeniche per la diagnosi dell’allergia alimentare ha voluto valutare la quantità di un noto allergene (soja) nelle diete ipoallergeniche del commercio (negozi) e di quelle fornite solo tramite veterinari. Nelle prime, nonostante il claim “non contiene soja” tracce di questo allergene, anche in grandi quantità, sono state trovate in tre quarti delle dieta comprate in negozio e in metà di quelle fornite solo dai veterinari. Questi dati suggeriscono che sia quindi preferibile una dieta ipoallergenica casalinga o forse più di un trial alimentare, per escludere con certezza una allergia alimentare, poiché le diete commerciali potrebbero contenere degli allergeni di disturbo per l’animale, nonostante che essi non siano riportati in etichetta.
Piodermite e batteri meticillino-resistenti
Non potevano naturalmente mancare studi sui batteri meticillino-resistenti e multiresistenti, che sempre più stanno colpendo gli animali domestici e possono rappresentare un pericolo anche per i loro proprietari (zoonosi). Uno studio canadese ha voluto valutare la prevalenza di meticilino-resistenza negli stafilococchi isolati da cani con piodermite prima e dopo la terapia antibiotica. Mentre, come ci si poteva aspettare, gli isolamenti di batteri meticillino-resistenti sono diminuiti in animali in cui questi germi esano stati isolati prima della terapia (e quindi trattati con antibiotici mirati), nei cani con batteri meticillino-sensibili isolati prima della terapia si è osservato un importante incremento della meticillino-resistenza dopo la terapia antibiotica. Un risultato simile è emerso da uno studio statunitense che ha evidenziato un tasso di meticillino-resistenza più alto in animali trattati con cefalosporine di primao di terza generazione nel mese precedente l’esame.I risultati di questi studi provano che la somministrazione di antibiotici è la causa principale di sviluppo di meticillino-resistenza negli stafilococchi responsabili della piodermite, e si consiglia oramai sempre più una terapia topica con shampoo disinfettanti ove possibile, in alternativa all’uso di antibiotici per via sistemica. Uno studio giapponese ha infatti confermato che l’uso di shampoo a base di cloressidina, anche con un tempo di contatto di soli pochi minuti, è capace di eliminare le infezioni superficiali sostenute da differenti stafilococchi nel cane.
Un altro interessante studio retrospettivo ha analizzato i risultati della terapia antibiotica in animali con infezioni da batteri meticillino-sensibili e li ha confrontati con quelli di infezioni sostenute da germi meticillino-resistenti. Gli antibiotici usati più frequentemente per i primi sono state le cefalosporine di prima generazione, mentre per i batteri resistenti sono stati utilizzati per lo più cloramfenicolo e doxiciclina. I cani affetti da germi meticillino-sensibili hanno mostrato remissione più rapida e più frequente dei cani affetti da germi meticillino-resistenti, in cui la somministrazione di antibiotici è risultata più lunga e complicata da numerosi effetti collaterali (soprattutto gastroenterici a causa del cloramfenicolo).
Last but not least….
La novità più importante emersa da questo congresso è stata quella che finalmente, dopo molti anni di difficili ricerche, è stato con certezza identificato l’antigene bersaglio del penfigo foliaceo nel cane, la più frequente malattia autoimmune in questa specie. Al contrario che nell’uomo, in cui è la desmogleina 1 ad essere al centro dell’attacco autoimmunitario, nel cane si tratta di un’altra molecola desmosomiale: la desmocollina 1. Questa importante scoperta spiana ora la strada verso lo sviluppo di nuove metodiche diagnostiche per questa malattia, fino, forse in futuro, alla produzione di kit rapidi per l’uso ambulatoriale. Complimenti al gruppo responsabile di questa scoperta, quello di due europei trasferiti negli USA: Petra Bizikova e Thierry Olivry.


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