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- Il proprietario è un punto di riferimento per il proprio cane?
- di Dott.ssa Isabella Merola - Dott.ssa Sarah Marshall-Pescini - Dott.ssa Emanuela Prato Previde del: 01 giugno 2011
- Categoria: ETOLOGIA-COMPORTAMENTO
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Il Social Referencing (SR) è un processo mediante il quale un soggetto posto di fronte ad una situazione nuova e/o potenzialmente pericolosa, ricerca informazioni da altri per formare una propria comprensione della stessa e guidare quindi il proprio comportamento.
Questo processo è stato ben evidenziato nei bambini soprattutto nei confronti della madre: il bimbo posto di fronte ad es. ad un giochino non conosciuto e molto rumoroso, guarda la reazione della madre prima di scegliere il proprio comportamento (avvicinarsi o allontanarsi dall’oggetto). Questo comportamento è presente nei bimbi da dopo i 10 mesi di età circa e permane per tutta la vita.
Negli studi effettuati sui primati non umani è stata evidenziata la presenza di Social Referencing nei confronti dell’essere umano che li aveva allevati, mentre resta ancora spazio per ulteriori indagini sulla presenza di SR nei confronti dei propri simili.
Nel nostro studio ci siamo posti la domanda se anche i cani siano in grado di chiedere informazioni all’essere umano di fronte ad un oggetto non conosciuto e potenzialmente pericoloso. Sappiamo infatti che il cane è un animale sociale che convive con l’uomo da migliaia di anni ed è inoltre in grado di formare con questi un legame di attaccamento molto forte.
Posti in presenza del proprietario di fronte ad un oggetto ambiguo (un ventilatore acceso con dei nastrini legati sopra), i cani hanno guardato i proprietari prima di scegliere se avvicinarsi o meno all’oggetto. Questo suggerisce che anche i cani in presenza del proprietario, come i bambini in presenza della madre, di fronte ad un oggetto ambiguo richiedono informazioni ad una persona conosciuta.
In una seconda fase del test i proprietari cercavano di incoraggiare o scoraggiare a voce, e con l’espressione del viso, i cani ad avvicinarsi all’oggetto, come facevano i genitori con i bambini.
Dai nostri risultati però la sola espressione vocale e facciale di paura o di interesse verso l’oggetto, espressa dal proprietario, non è stata sufficiente a modificare il comportamento del cane: mentre i bambini dopo aver ricevuto l’indicazione da parte della madre si avvicinavano all’oggetto o guardavano maggiormente la madre se questa trasmetteva un’espressione di paura, nei cani non sono state trovate differenze significative nei comportamenti dei due gruppi.
Importante invece il risultato trovato nell’ultima fase del test (in cui i proprietari si avvicinavano o si allontanavano dall’oggetto seguendo l’espressione vocale e facciale espressa in precedenza), che ha evidenziato che i cani hanno chiaramente seguito il comportamento del proprietario, dopo che questi aveva mostrato loro di avvicinarsi (come se fossero interessati) o di allontanarsi (come se fossero spaventati) dallo stesso. Questo dimostrazione dell’importanza del ruolo del proprietario nell’aiutare i cani a “scoprire il mondo”, mostrando il comportamento ai cani o anche solo aiutandoli con l’uso della voce e dell’espressione del viso di paura o di coraggio e felicità.
I cani possono quindi essere influenzati dalle nostre emozioni e dai nostri comportamenti e sarà importante che i proprietari fungano da punto di riferimento per i loro amici a 4 zampe.

Figura 1: Il cane (Amy- Border collie) guarda il proprietario prima di guardare l’oggetto
Figura 2: Il proprietario si avvicina al ventilatore ed il cane (Mago- Golden retriever) segue il suo comportamento
Figura 3: il proprietario si allontana dal ventilatore ed il cane (Tobia- beagle) non si avvicina all’oggetto

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