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L’Omepatia Veterinaria
di Dr. Silvio Pacia del: 15 febbraio 2011
Categoria: OMEOPATIA
L’Omepatia Veterinaria

La storia e le pubblicazioni
Hahnemann Un medico tedesco, Friedrich Christian Samuel Hahnemann dell'Università di Lipsia, vissuto dal 1755 al 1843, come tutti i grandi uomini di scienza era dotato di grande curiosità ed intuito. Traducendo il testo: "Materia Medica" del medico inglese William Cullen, osservò e verificò, su se stesso e sui suoi collaboratori, che il chinino, usato per la cura delle febbri intermittenti malariche, se assunto in dosi opportunamente diluite in un soggetto sano, provocava un quadro simile a quello che la sostanza medesima era in grado di curare in un soggetto malato.
Simili concetti erano già stati espressi nel passato più remoto dal Padre della medicina, Ippocrate, vissuto dal 460 al 361 A.C. e da Paracelso, vissuto dal 1493 al 1541.
Hahnemann affermava: " Se le leggi della medicina che io riconosco e proclamo sono reali, vere, le uniche naturali, esse dovrebbero trovare la loro applicazione non solo negli uomini ma anche negli animali".
I primi riscontri in Medicina Veterinaria si hanno nel 1833, quando il Veterinario tedesco Guillaume Lux, pubblica a Lipsia un periodico, "Zooiasis", nel quale scrive: " Se esistono una anatomia, una fisiologia, non può che esserci una sola patologia, un'unica materia medica, una sola medicina per tutti gli esseri viventi".
Lux utilizza solo quattro rimedi ( Nux Vomica, Camphora, Opium, Aconitum) per curare le coliche o le zoppie dei cavalli, per prevenire gli aborti o le polmoniti del bestiame; a lui il merito di aver contribuito, attraverso l'isoterapia, alla cura del carbonchio della pecora, del "cimurro" del cavallo e molte altre patologie.
Nel 1835, Schmager pubblica un opera di 76 pagine, affinché i contadini potessero curare il loro animali.
Nel 1836 si pubblica un opera del Dott. Gunther: " Le malattie dei cavalli", dove vengono sperimentate 188 cure.
Negli USA, nel 1886, Humphreys pubblica il suo manuale veterinario.
Nel 1892 a Parigi le Edizioni Baillère pubblicano: "Il nuovo manuale della medicina veterinaria omeopatica" di Gunther e Lacuzon.
Nel 1896 Hurndal pubblica a Londra un trattato di omeopatia dedicato al cavallo.
Nel 1939 il Dott.Farè pubblica da Doin il suo "Elementi di materia medica omeopatica".
Nel 1959 Bardoulat e Monteil pubblicano: "Saggio sul trattamento omeopatico delle diarree" con le tesi corrispondenti di dottorato che ne derivano e, nello stesso anno, Planturex, presso l'Istituto Pasteur di Algeri, ottiene guarigioni in casi di rabbia dichiarata.

Evoluzione del pensiero
Reckewegh Intorno agli anni 40, in Germania, un'altro medico, il Dott. Hans Heinrich Reckeweg, attraverso l'approfondimento e l'interpretazione degli Studi sull'Omeopatia e basandosi sempre sulla legge dei simili elabora una disciplina che dà una veste più scientifica all?intuizione di Hahnemann:  l'Omotossicologia secondo cui dall'introduzione in un organismo di particolari sostanze dette Omotossine si determinerebbe come reazione la Malattia, il rimedio omotossicologico che, attraverso il sistema immunitario, determinerebbe la remissione della malattia.
Infine la più recente interpretazione del concetto di Malattia, attraverso la Legge dei simili, grazie agli Studi del Dott. H. Schimmel negli anni 1992-1993, è l'Omeopatia di Risonanza.
Essa introduce i concetti di Medicina Funzionale (un organo può non avere lesioni ma non funzionare a dovere oppure avere lesioni macroscopiche ma non alterazioni funzionali grazie alla funzione vicariante da parte di altri organi interagenti tra loro attraverso i meridiani energetici), integrandoli con la Medicina Cinese e l'Omeopatia Classica.

Il funzionamento
omeopatia Il rimedio Omeopatico agirebbe sulle cellule dell'organo malato, attraverso il principio fisico della Risonanza. Il sistema Cellula che viene a contatto con un vibrazione ondulatoria pari alla frequenza propria, risponde con un'ondulazione di lunghezza d'onda uguale ma di ampiezza maggiore. Gli Studi di Schimmel misero in relazione di risonanza le strutture cellulari sane con singole potenze decimali.
Senz'altro quest'ultima interpretazione, risulta molto ostica e difficile da comprendere tuttavia, ad oggi, risulta essere il modello più efficace per spiegare il meccanismo d'azione del farmaco omeopatico.
Le materie prime per la preparazione dei farmaci omeopatici derivano dal mondo Animale, Vegetale e Minerale.
Altri sistemi di cura naturali, che possono coadiuvare l'omeopatia (attraverso un drenaggio degli emuntori o la stimolazione del sistema immunitario ecc.) sono:

  • Aromaterapia
  • Fitoterapia
  • Gemmoterapia
  • Litoterapia dechelatrice
  • Oligoterapia
  • Organoterapia

Questi sono soltanto alcuni piccoli cenni molto schematici sull'Universo dell'Omeopatia e delle Bioterapia.

Esiste una letteratura molto vasta sull'argomento ma, soprattutto, ottime scuole triennali in grado di dare una visione globale e completa sulla materia che l'esperienza, mai sufficiente, completerà il quadro.

Dopo oltre vent'anni di pratica, posso affermare chel'approccio Omeopatico con il malato (animale) che porta maggiori risultati è quello anamnestico (la storia patologica recente e remota, lo stile di vita, ecc).

Degli schemi studiati in Semeiotica Medica:

  • Anamnesi
  • Esame obiettivo generale
  • Esame obiettivo particolare
  • Esami diagnostici

Attualmente, quello a cui ci si rivolge preferibilmente (ed in alcuni casi unicamente) è quello degli esami diagnostici, trascurando completamente, il ragionamento logico deduttivo che porta alla formulazione della diagnosi che, solo in questo caso, potrà essere confermata o smentita dagli esami supplementari.
Questo sistema, più sbrigativo, conduce molto spesso a errori di valutazione e di conseguenza all'uso di farmaci molto spesso inutili o dannosi.
Interrogando i proprietari con metodo, osservando con attenzione l'animale in ambulatorio e, se possibile, nel suo ambiente domestico, si possono acquisire quelle informazioni che diversamente non ci consentirebbero di capire cosa non va' nel nostro paziente o nel rapporto di convivenza tra animale e padrone.
Spesso, soltanto insegnando al proprietario a correggere quei comportamenti non idonei o sbagliati, lo si trasformerebbe nel vero tramite della salute del proprio animale.
 

 


Commento
Dott.ssa Laura Melappioni, Medico Veterinario Omeopata

I principi dell'Omeopatia sono stati formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann verso la fine del Settecento.
Secondo la dottrina omeopatica l'organismo è animato da una energia vitale che, scorrendo armoniosamente al suo interno, ne assicura lo stato di salute; al contrario la malattia deriva da uno squilibrio della forza vitale stessa e si manifesta  esternamente con funzioni e sensazioni anomale ( segni e sintomi) che sono interpretati dal Medico Omeopata come spie di un disagio più profondo.
Da qui nasce l'osservazione che il paziente non sia un mero insieme di organi e funzioni tra loro separate e per questo"riparabili" separatamente ma una unità fisica e mentale inscindibile.
 
La vera guarigione omeopatica
La definizione di vera guarigione si trova nel paragrafo 2 dell'Organon * , ove si parla dell'ideale terapeutico "che consiste nel ristabilire lo stato di salute in modo RAPIDO, DOLCE e DURATURO"; e questo deve avvenire " secondo principi chiari e comprensibili".
Nella concezione della Medicina Ufficiale per guarigione si intende la scomparsa della sintomatologia presente, quasi sempre riferita a sintomi comuni, e soprattutto a sintomi dolorifici o in generale sgraditi.
Per esempio la scomparsa di un'eruzione pruriginosa, la scomparsa di sintomi di algia localizzati in un'articolazione o in un arto, la scomparsa di sintomi diarroici o di stitichezza e così via.
L'Omeopatia invece per guarigione vera intende qualcosa di più profondo.
Si tratta in primo luogo di ristabilire lo stato di salute, cioè di riportare nel suo equilibrio energetico naturale un organismo ammalato.
Questo non significa soltanto fare scomparire uno o più sintomi ( magari i più sgraditi), bensì significa che il procedimento terapeutico deve fare scomparire la totalità dei sintomi.
Inoltre il paziente, grazie al ristabilimento dell'energia vitale, deve raggiungere nel più breve tempo possibile, la sensazione di completo benessere globale sia sul piano fisico che mentale!

* “Organon dell’arte di guarire” opera primaria di Samuel Hahnemann
  
Farmaci allopatici e omeopatici
La farmacologia moderna ha messo a disposizione dei medici sostanze sempre più potenti.
Di queste sostanze però non si conoscono esattamente gli effetti primari e soprattutto quelli secondari nel tempo.
Questo è da spiegare con una impostazione sul farmaco assai diversa da quella omeopatica.
I farmacologi moderni sperimentano il farmaco su animali da laboratorio ( quando non li vivisezionano!), di specie inferiori all'uomo sia dal punto di vista anatomico sia dal punto di vista fisiologico; per non parlare poi delle enormi differenze ponderali.
Si procede quindi all'applicazione sugli ammalati e infine ad un'estrapolazione statistica.
In tal modo non tiene assolutamente conto dell'individualità del paziente ( e dell'eventuale idiosincrasia).
Quindi non stupisce che la terapia allopatica sia solo COERCITIVA; DISTRUTTIVA, ANTIDOTANTE e SOSTITUTIVA.
L'allopatia  non può operare altro che PALLIAZIONE o ancor peggio SOPPRESSIONE ( inibizione patologica).
Si avrà la sparizione di alcuni sintomi ( o gruppi di sintomi) senz'altro in modo rapido ; ma assolutamente non in modo dolce e duraturo.
Il risultato di tutto ciò è una serie di malattie iatrogene la cui incidenza comincia veramente a divenire preoccupante anche in veterinaria.
Mi riferisco all'uso indiscriminato di medicamenti che l'industria chimica farmaceutica mette a disposizione degli allevatori o di pseudo tecnici; all'enorme diffusione dei mangimi cosiddetti medicati per tutte le specie animali e alla quasi assoluta mancanza di controlli da parte delle autorità sanitarie.
I medicamenti omeopatici  non danno mai luogo a fenomeni da farmaco nè primari nè secondari
( d'accumulo, residuo ecc) e hanno un costo economico relativamente basso.
 

Omeopatia: un "sistema ecologico" di cura
Il nostro organismo ( corpo, mente, emozione) è esattamente come l'ambiente e l'ecologia che tanto difendiamo.
Per il mantenimento e la sua cura è necessario intervenire in modo eco-compatibile:
1) sfruttando le energie rinnovabili con medicine che facciano ricorso alle capacità endogene di
auto-guarigione
2) che non alterino l'ecosistema  con molecole che invece sconvolgono equilibri delicati e tutti collegati e interconnessi
3) con uno sguardo attento ai rifiuti e agli scarti residui visto che tutti i farmaci che si somministrano ad umani e animali finiscono attraverso gli escreti , nelle falde acquifere e nella nostra terra.
 
L'Omeopatia è un sistema ecologico di cura: rispettoso della Natura, dell'ESSERE VIVENTE e della biodiversità individuale al'interno dell'ecosistema.

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Barbara Rigamonti scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Come consigliere e responsabile della didattica della Siov, Società italiana di Omeopatia veterinaria, desidero ringraziare la Almo per l'ottima visibilità conferita alla nostra disciplina con l'apertura di questo spazio; inoltre saluto il Collega Pacìa, che purtroppo conosco solo a distanza pur lavorando nella stessa Regione.

Visto che l'articolo introduttivo fa giustamente riferimento alla necessità di un percorso formativo, vorrei sottolineare che dal gennaio del 2009 la Fnovi ha formulato le linee guida per la pubblicità nelle mnc veterinarie, accogliendo i parametri che erano stati proposti dalla UMNCV, Unione delle Medicine non convenzionali veterinarie: il veterinario che si voglia qualificare come esperto in Omeopatia, pertanto, deve sostenere un corso triennale di 450 ore totali, di cui almeno 100 di pratica clinica, ed in cui almeno 2/3 dei docenti siano a loro volta veterinari esperti in Omeopatia; la premessa per questa importante acquisizione normativa fu il riconoscimento dell'Omeopatia come atto medico in campo veterinario, anche questo emerso da una articolata dialettica intercorsa per anni tra Umncv e FNOVI. Le Medicine non convenzionali sono inoltre citate nell'articolo 30 del codice deontologico della nostra professione, recentemente revisionato ed aggiornato, e possiamo quindi affermare che sono parte integrante della più attuale realtà clinica nel campo della clinica degli animali d'affezione, nonché un elemento addirittura fondante per la clinica zootecnica ove si prenda in considerazione il settore del biologico.

Un caro saluto a tutti i colleghi che leggono questa rubrica anche solo per una giusta curiosità verso un argomento poco divulgato a fronte della grande realtà che rappresenta.

Barbara Rigamonti, Medico veterinario, Membro della Facoltà di Omeopatia del Regno Unito, Scuola di Omeopatia classica Dulcamara di Genova, consigliere della Società italiana di Omeopatia veterinaria

Carlo Giulianelli scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Anch'io mi associo a Barbara Rigamonti al ringraziamento ad Almo Nature per la grande occasione di visibilità fornita all'Omeopatia veterinaria ed alle bioterapie in genere applicate alla Medicina Veterinaria.

Mi auguro che questo Forum diventi un luogo di utile scambio di idee per chi già dentro la materia e per chi si avvicina alla stessa spinto dalla curiosità, che ci deve sempre contraddistinguere.

Un cordiale saluto a tutti

Melina Grasso scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Sarebbe veramente molto interessante che anche in questa sezione vengano presentati casi clinici con relativi rimedi e trattamenti omeopatici...

Benedetta Giannini scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Gentilissima Collega,

la ringrazio per questa segnalazione.

Sicuramente avremo modo grazie ai nostri collaboratori di presentare sia l'approccio omeopatico che eventuali Casi Clinici.

Questo sarà utile soprattutto per capire la metodologia di indagine che viene attuata per trattare un caso clinico in modo omeopatico .

Benedetta Giannini scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Gentilissimo Dott. Pacia ,

potrebbe darci qualche accenno su come può svolgersi un approccio ad un caso clinico e quali potrebbero essere le problematiche che ci troviamo di fronte ?

Grazie mille per la sua disponibilità

Dott.ssa Giannini Benedetta

Silvio Pacia scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

L'approccio omeopatico ad un nuovo caso è sempre impegnativo, specie su un passaggio fondamentale.

Cerco di chiarire il concetto. Normalmente l'omeopata inizia con la raccolta dei dati, in maniera personale, si parte cioè dal metodo teorico imparato sui libri o presso le Scuole, ma sarà la propria esperienza a fare la differenza. I dati raccolti e rielaborati permetteranno di "dipanare" la matassa e orientare il Veterinario verso una diagnosi omeopatica. Il problema è costituito, appunto dai dati.

Che peso diamo ad ogni singolo dato raccolto? Il proprietario ha risposto in modo coerente alle nostre domande, siamo stati in grado di distinguere l'oggettività dalla soggettività? Il proprietario di un animale, come il genitore di un neonato, filtrano e alcune volte deformano la realtà, la rielaborano secondo la loro emotività. Al Sanitario ( Vet o Pediatra) manca il riferimento diretto. Non può ricevere cioè, direttamente dal paziente (esso non parla!!!), le notizie che gli interessano, senza le quali non si arriva da nessuna parte.

Ecco che: l'esperienza e la VISITA CLINICA, il toccare l'animale, palparlo, misurargli la temperatura, guardargli la bocca, le orecchie, auscultargli il torace, può rivelarsi una miniera d'oro di informazioni altrimenti irraggiungibili.

Ti faccio un esempio pratico.

- Domanda: Come si comporta il suo animale con i suoi simili e con le persone?

- Risposta: E' un compagnone, mansueto con gli amici, ma anche con gli estranei è cordiale e chiede sempre coccole e carezze, dai bambini poi si fa fare di tutto, vive del nostro affetto!! Se entrassero i ladri, gli farebbe le feste e potrebbero portare via qualunque cosa!!

- Visita: Animale che necessita della museruola, mostra una notevole ostilità ancora prima di "iniziare il contatto fisico", ringhia, cerca di mordere ad ogni costo. L'animale finita la visita si è tranquillizzato, ma appena sente che in sala d'attesa è entrato qualcuno, inizia ad abbaiare "furiosamente" cercando di aprire la porta con le zampe!!

Se ci fossimo basati sulle notizie riportate dal proprietario avremmo forse pensato a Phosporus. Ma basandoci sui dati verificati oggettivamente dalla visita, Nux Vomica, Ignatia, avrebbero certamente catturato la nostra attenzione.

A tutto questo aggiungi il fatto che, molto spesso, ne con i dati emersi dalla visita, ne con i dati forniti dal proprietario, si riesce a raggiungere ad una diagnosi omeopatica certa. ...E allora che si fà???

Fino ad ora abbiamo solo considerato L'Omeopatia Unicista, ma è pur vero che esitono anche l'omotossicologia e l'omeopatia di risonanza, ecco che allora l'esperienza personale e "l'arsenale" di conoscenze acquisite, permettono di decidere quale metodo sia più utile usare in quel particolare caso.

Cordialmente

Dott.Sivio Pacia

Laura Melappioni scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Gentilissimo Dott. Pacia ,

Io ritengo un po' semplicistico prescrivere un rimedio solo sui sintomi caratteriologici magari forniti dal proprietario o basandoci su ciò che vediamo alla visita clinica! ( per quanto questi dati siano sicuramente i più obiettivi!).

Il compito dell'omeopata è proprio quello di arrivare a descrivere con coerenza la totalità sintomatologica dell'individuo al fine di arrivare al nucleo sofferenziale del paziente!

In più bisogna sempre ricordarsi che ogni rimedio presenta sempre 3 facce diverse e che magari in quel momento ne prevarrà una delle 3!

Ogni singolo rimedio è sempre triasmatico!

Un saluto cordiale

Dott.ssa Laura Melappioni

Redazione Vet Forum scrive:
lunedì, 21 marzo 2011 alle ore 21/03/11

Gentile Dr.ssa Melappioni,

la ringraziamo per essere intervenuta e aver sottolineato nuovamente l'importanza di considerare la molteplicità degli aspetti da prendere in considerazione quando viene affrontato un caso clinico con approccio omeopatico.

Teniamo a sottolineare che nei commenti si discuteva delle difficoltà legate a un approccio omeopatico – comportamentale, ma nell'articolo redatto dal Dott. Pacia viene messa ampiamente in risalto la necessità di raccogliere la maggior quantità di informazioni possibili prima di formulare una diagnosi.

Siamo certi che con un’attenta rilettura dell’intero articolo troverà conferma alla sua affermazione.

Redazione Vet Forum

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